E’
situata nel punto più alto della parte pianeggiante
dei Colli, a quota 60 m. s.l.m. L'ingresso principale
del Parco, oggi chiuso, si apre con piloni monumentali
e cancellata sulla via dei Quartieri, mentre l'ingresso
attualmente utilizzabile è sulla via Duca degli
Abruzzi in asse con quello laterale della Palazzina
Cinese. La villa conserva il Parco con i giardini,
gli orti, che ne facevano un fondo agricolo ed un
luogo di villeggiatura, anche se molte piante sono
state sostituite e molti arredi del giardino, panche,
statue sono state vendute o disperse. Lo schema compositivo
è identico a quello di alcune ville contemporanee
della Piana dei Colli,con presenta il corpo centrale
a due elevazioni e, staccati, i corpi bassi, in passato
magazzini e scuderie.
La
residenza è un blocco parallelepipedo con due
terrazze disposte simmetricamente al piano nobile,
esse, al piano terra, costituiscono ad est il vano
della cappella neoclassica e ad ovest un locale di
un piccolo teatro, non più esistente. La semplicità
della costruzione e delle decorazioni della facciata
con le cornici mistilinee sovrastanti le finestre
e i balconi a petto laterali, probabilmente coevi
allo scalone, sono in contrasto con l'esuberanza dello
scalone elicoidale a due rampe convergenti nel pianerottolo
su cui si apre la porta-finestra del piano nobile,
mentre al di sotto lascia il posto all'attuale portale,
con arco ribassato, del piano terra. La disposizione
dei saloni interni del piano nobile si ripete al piano
inferiore, nonostante le trasformazioni successive.
Nelle
volte a padiglione dei saloni del piano nobile vi
sono affreschi raffiguranti le allegorie delle stagioni,
nelle pareti e nelle sovrapporte si trovano, entro
semplici cornici, nature morte con fiori e paesaggi
arcadici del XVIII secolo. La piccola e semplice villa,
secondo le notizie riportate dagli storici, fu edificata
nel 1676 da Vincenzo Vanni,
e poi passata al figlio Alessandro Vanni Torre, principe
di San Vincenzo al quale si debbono, probabilmente,
le trasformazioni della precedente casena del padre
con l'attuale configurazione.
Nel
1790 la villa è proprietà del banchiere
Don Giuseppe Velia, poi
nell'Ottocento passa agli Isgrò e dopo agli
Spina ai quali si debbono probabilmente i soppalchi
di alcuni saloni del piano nobile, oggi non più
esistenti, la sistemazione del parco con il belvedere
e la grotta artificiale. Durante la rivoluzione del
1860 una palla di cannone sfonda il prospetto provocando
gravi danni alla villa che verrà restaurata
con un nuovo tetto ancora oggi esistente. La villa,
acquistata negli anni trenta del Novecento dai Palminteri,
è attualmente proprietà dei Signori
Venezia e Palminteri, che la
mantengono con grande decoro.
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