Le
origini della villa risalgono al XVI secolo, e sono
da individuare in una robusta torre agraria, di base
quadrata, messa evidentemente a controllo e difesa
di una importante tenuta agricola e collegata con
altre torri vicine, in particolare con quella del
monte Pellegrino, fra le più importanti dell'agro
di Palermo. Intorno a questa torre si estese poi un
ampio baglio, caratterizzato, come molti altri siciliani,
dall'ampio cortile quadrato.
Nel corso del Settecento, il baglio venne in proprietà,
attraverso una donazione, dei principi Valguarnera
di Niscemi, antica e nobilissima
famiglia siciliana, risalente a Pietro d'Aragona;
esso fu profondamente trasformato, assumendo la forma
di una vera e propria villa di campagna,
destinata sia alla villeggiatura dei proprietari,
sia alla sovrintendenza della vasta tenuta che ancora
la circondava.
La villa fu però smembrata quando, nel 1799,
il re Ferdinando di Borbone,
in fuga da Napoli con la moglia, ricevette per donazione
400 ettari di terreno dal principe di Niscemi, insieme
ad altri nobili suoi vicini, quali il marchese Vannucci,
il principe Malvagna, il duchino di Pietratagliata
e il marchese Ajroldi, con l’intento di trasformare
il terreno in un vasto parco che costituisse riserva
di caccia per il sovrano e oasi
di pace per la consorte.
La villa ha poi subito ulteriori modifiche alla fine
dell’ottocento, per assecondare i gusti del
principe Corrado e della principessa Maria
Favara, che diedero un’impronta
più romantica ed ariosa alla costruzione. I
due principi, personaggi assai di spicco per la vita
mondana dell’epoca, ispirarono a Giuseppe Tomasi
di Lampedusa i personaggi di Tancredi ed Angelica
ne “Il gattopardo”.
Nel 1987 la villa è stata acquistata dal comune
per farne residenza di rappresentanza del sindaco.
Il parco antistante è visitabile tutti i giorni,
dalle 9 fino al tramonto.
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