| Il
Teatro di Verdura in origine
faceva parte del Parco del principe di Castelnuovo,
un vasto complesso (69.604 mq) situato nella Piana
dei Colli. Gaetano Cottone e Morso
ne divenne proprietario nella seconda meta del secolo
XVIII, vi fece costruire la villa e suddivise il parco
in: frassineto, agrumeto, oliveto, pistacchieto, vivaio
(pipiniera) e viridarium (giardino ornamentale) L'area
era attraversata da tre grandi viali di cipressi.
Oltre alla villa, nel viridarium vennero costruiti
due padiglioni: uno destinato a Foresteria (filoxenia)
e l'altro ad abitazione dei proprietari. Gaetano Cottone
commise al Marabitti la creazione della statua dell'Armonia,
che nel 1777 fu collocata al centro del viridarium.
Alla morte del padre (1800), Carlo Cottone ottenne
il permesso da parte del governo borbonico di fondare
privatamente un Istituto agrario che doveva istruire
i giovani all'agricoltura e, al tempo stesso, ricercare,
attraverso la sperimentazione, nuove tecniche per
migliorare la produzione. Nel 1819 si inizia la costruzione
del Ginnasio progettato da A. Gentile.
Nel 1829, morto Carlo, Ruggero Settimo,
Principe di Fitalia, viene designato come unico erede
testamentario Questi continua ad operare le trasformazioni
rispettando gli intenti del predecessore. Nel 1847
si inaugura l'Istituto Agrario che subito inizia le
attività didattiche.
Il
parco rimane suddiviso in due aree: una riservata
all'Istituto ed una al viridarium o Teatro di Verdura
Nella seconda metà dell'Ottocento il parco
subisce trasformazioni che ne alterano la fisionomia
originale. Vengono soppressi i due viali trasversali
con doppi filari di cipressi, scompare il frassineto,
trasformato il pistacchieto e mutate le geometrie
delle aiuole (parterres).
Nel 1955 il parco
diviene proprietà Dell'Opera Pia Castelnuovo.
L'E.A. Teatro Massimo prende
in affitto l'area del Teatro di Verdura e ripristina
in parte i parterres che erano stati tolti per la
creazione di una pista da ballo di un kursaal. Allo
stato attuale il Teatro mantiene sostanzialmente la
struttura originale ed ha conservato e curato la flora
già esistente.
Al Teatro si accede dal Viale del Fante, attraverso
un cancello fiancheggiato da due piloni in pietra,
bassi, quadrati e sormontati da due canopi con teste
di sfinge. Di fronte al cancello è situato
uno dei due padiglioni il cui ingresso è preceduto
da un pronao costituito da frontone e timpano sorretti
da due telamoni con testa di satiri Alla base del
timpano una lapide marmorea reca l'iscrizione "Cotoniae
nuper nunc aedes Septimiae coniunctionis mnemosunon"
(Fino a poco tempo fa casa dei Cottone oggi è
di Settimo, monumento a ricordo di solidale amicizia".
L'epigrafe testimonia E! saldo vincolo di amicizia
tra Ruggero Settimo e i Cottone. Fondato sulla condivisione
di ideali politici e sociali. All'interno si trovano
vani di piccole dimensioni; uno è di particolare
interesse per la pianta circolare e per la decorazione
del soffitto, delle pareti e per il pavimento.
Il
padiglione adibito a foresteria ha un grande vano
con un camino in marmo. Ambedue i padiglioni si affacciano
sul grande parterre separato dall'area appartenente
all'Istituto Agrario da una recinzione abbellita da
chorisie, da siepi di duranta plumeri e di hibìscus
e da filari di cipressi.
Tra
le aiuole è situata la fontana di forma ottagonale
con la statua dell'Armonia adorna di capelvenere e
di ninfee. Altre due vasche, una di forma dodecagonale
con papiri , l'altra, più grande, ellittica
con papiri e ninfee arricchiscono il giardino. Una
transenna di legno alta sei metri e sulla quale si
arrampicano per tutta l'altezza splendide ipomee,
divide; il parterre dalia gradinata e dalla platea.
L'antico viridario di forma trapezoidale oggi è
occupato dal palcoscenico e m parte dalla platea.
I viali laterali che costeggiano il palcoscenico sono
delimitati da filari di cipressi che convergono verso
la parete di fondo affrescata con un dipinto rappresentante
un "paesaggio boschereccio", i cipressi
che si susseguono fitti costituiscono delle vere e
proprie "quinte" (purtroppo un incendio
avvenuto nei 1976 ha distrutto 7 dei 20 cipressi centrali
che sono stati tuttavia sostituiti con altri esemplari
di cupressus. Il "boccascena" è costituto
da due piloni in legno e cartapesta con sostegno metallico
disegnati da Gino Morie! e che " riproducono
i pilastri in pietra di tufo che segnavano gli ingressi
alle ville dell'agro palermitano".
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